Con l’apertura del Palazzo delle Prigioni Nuove, questo edificio non ospitò soltanto le celle, ma divenne anche sede di un importante organo di polizia e giustizia: i Signori di Notte al Criminale.
Si trattava di un’istituzione antica, attiva già dal Medioevo, incaricata del controllo dell’ordine pubblico in città. In origine composta da pochi uomini, nel tempo venne strutturata in sei magistrati, uno per ciascun sestiere di Venezia. A loro spettavano compiti delicati: effettuare arresti, avviare i procedimenti giudiziari e decidere l’incarcerazione dei sospettati, spesso in stretto contatto con il Consiglio dei Dieci.
L’ingresso nelle Prigioni Nuove poteva avvenire in diversi modi: per arresto in flagranza di reato, ma anche attraverso la delazione. A questo scopo venivano utilizzate apposite cassette murate, nelle quali era possibile inserire accuse scritte. Tutte le segnalazioni venivano esaminate, e solo quelle ritenute più gravi o attendibili portavano all’apertura di un procedimento.
Uno dei casi più noti legati a questo sistema fu quello di Giacomo Casanova, arrestato nel 1755 proprio a seguito di una denuncia. Il suo processo, che si svolse in queste prigioni, rappresenta uno degli episodi più celebri della storia giudiziaria veneziana.




