La fuga di Giacomo Casanova dalle prigioni veneziane è uno degli episodi più celebri della storia della città ed è raccontata da lui stesso nelle sue Memorie. Il racconto mostra quanto il denaro e le relazioni personali potessero incidere sulla vita carceraria.

Condannato ai Piombi, Casanova beneficiò di un trattamento di favore. Gli venne assegnata una cella singola, riceveva due pasti al giorno preparati appositamente, aveva accesso a libri, candele e a tutto il necessario per l’igiene personale. Anche i suoi abiti venivano puliti regolarmente. Privilegi che presuppongono l’intervento di amicizie influenti e pagamenti consistenti.

La decisione di fuggire maturò quando Casanova comprese che quella protezione poteva venire meno. Con l’aiuto di complici venne praticato un foro nel soffitto della cella, che gli permise di salire sul tetto del Palazzo Ducale. Da lì si mosse camminando sopra le coperture, fino a raggiungere una finestra lasciata intenzionalmente aperta.

Attraverso quella finestra rientrò all’interno del Palazzo Ducale e attraversò alcune sale deserte. Giunto all’uscita, trovò però la porta chiusa e fu costretto ad attendere.

All’alba, all’apertura delle porte, Casanova, vestito da elegante gentiluomo, incrociò un guardiano che non lo riconobbe e poté così allontanarsi indisturbato. Poco dopo lasciò Venezia, confermando quanto, anche in prigione, il denaro e le relazioni potessero fare la differenza.