All’interno delle Prigioni Nuove era presente uno spazio destinato alla tortura, regolato da norme precise. L’uso del fuoco era vietato per motivi di sicurezza, mentre erano consentite solo le cosiddette “torture bianche”.
Tra queste vi erano la gogna e la corda. Nel caso della corda, la vittima veniva legata ai polsi dietro la schiena; una seconda corda, fissata a un gancio nel soffitto, permetteva di sollevare il corpo da terra. La posizione provocava dolori intensi alle articolazioni e rendeva sempre più difficile la respirazione, creando una forte sensazione di soffocamento.
La sala non era isolata acusticamente e non prevedeva porte chiuse. Lo scopo era che i suoni e le grida fossero udibili anche dagli altri prigionieri, trasformando la tortura in uno strumento di pressione psicologica collettiva.
Un ambiente pensato non solo per infliggere dolore, ma per mantenere il controllo attraverso la paura.




