Tra le istituzioni più temute della Repubblica di Venezia vi fu il Consiglio dei Dieci, organo incaricato di tutelare la sicurezza dello Stato. Era composto da dieci membri dell’aristocrazia veneziana, scelti dal Maggior Consiglio, e rimaneva in carica per un solo anno, per limitare il rischio di abusi di potere.
Il Consiglio interveniva nei casi ritenuti più gravi, in particolare quando si sospettava un complotto contro la Repubblica. Questo tipo di reato era considerato più pericoloso persino dell’omicidio, perché minava la stabilità stessa dello Stato veneziano.
I processi seguiti dal Consiglio dei Dieci prevedevano procedure speciali e riservate. In alcuni casi, anche la pena assumeva una forma diversa da quelle pubbliche. La condanna più severa era lo strangolamento in segreto: il corpo non veniva restituito alla famiglia e, se il condannato era veneziano, il suo nome poteva essere cancellato dai registri cittadini, come se non fosse mai esistito.
Il Consiglio dei Dieci operava con metodi che oggi definiremmo di intelligence: si avvaleva di informatori, indagini riservate e decisioni rapide. A presiedere l’organo era il Doge stesso, a conferma dell’importanza attribuita a questi procedimenti e del legame diretto tra giustizia, potere e sicurezza dello Stato.




